Pubblicato da il 28 giu, 2010 in Cataclismi, Media, Mondo, Società | 0 commenti

 

La Deepwater Horizon piattaforma della British Petrolium, il 23 aprile scorso, dopo un incendio è affondata nel mare del Golfo del Messico. Con 68 milioni di litri di greggio fuoriusciti da una falla della condotta a 1.500 metri di profondità, la marea nera è il disastro ambientale più grave nella storia degli USA. Svariati i tentativi per bloccare la perdita, l’ultimo è l’operazione “Topkill”, che consiste in una strategia composta da due fasi: prima l’immissione di 22 tonnellate di fango e liquidi ad alta viscosità nel pozzo. Una volta azzerata la pressione, viene fatta una colata di cemento per chiudere la falla. Prima di questo mega-sifone, sono falliti sia il tentativo di coprire la falla con una cupola d’acciaio, sia il cosiddetto siringone per aspirare il greggio, difatti la quantità di petrolio aspirata era una minima parte rispetto a quanto ne fuoriusciva.

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